IL LAGO MORO E IL SUO AMBIENTE

Flavio Salvini (Centro Didattico Giorgio Gaioni)

Il Lago Moro, posto a  400 metri di quota nelle Prealpi Lombarde, è caratterizzato da un ambiente con cui pochi altri posti in valle possono competere. L’inquietante bellezza di questi luoghi offre acque dal cupo color smeraldo che riflettono rocce strapiombanti incastonate in lussureggianti boschi di castagno, frassino e roverella. La geomorfologia della zona si delinea nell’Era Paleozoica della storia della terra, quando, in un periodo denominato Permiano, qui si depositarono le arenarie ed i limi rossastri del Verrucano Lombardo che successivamente, nell’Era Triassica, verranno sommersi da un imponente strato di carbonati. Nell’Era Neozoica, quella in cui noi stessi stiamo vivendo, si sono avute varie glaciazioni, ed anche il ghiacciaio camuno dell’Adamello ha raggiunto, nelle varie epoche, quote diverse interessando ovviamente pure la conca del Lago Moro che porta i segni del suo passaggio e del suo immane lavoro di modellamento. In prossimità del borgo di Capo di Lago è ben individuabile una depressione che costituisce la soglia d’ingresso della lingua glaciale, principale responsabile dello scavo del bacino. Nella direzione opposta, una seconda  soglia, in località Rodino più elevata di qualche decina di metri, rappresenta la via d’uscita e costringeva i ghiacci ad un grande lavoro erosivo per poter risalire il pendio generando un movimento rotatorio dapprima verso il basso e poi, raggiunte le rocce più dure, verso l’alto per guadagnare la via di fuga. La somma di questi due movimenti, uniti alla pressione dello spessore del ghiaccio, hanno favorito l’escavazione della profonda scodella che ospita il lago. Intorno a 8000 anni or sono cominciano a entrare in zona i primi gruppi di cacciatori, spinti dalla presenza di folte foreste di pini e betulle ed alla conseguente abbondanza di selvaggina. Questi piccoli gruppi di cacciatori e raccoglitori sostavano, per i periodi legati alla caccia ed alla raccolta, presso le acque dolci muovendosi  sul territorio secondo il ritmo delle stagioni e quello degli spostamenti dei grandi branchi di selvaggina, lasciando sulle rocce i segni del loro passaggio. L’area della collina del Lago Moro vede tre aree con rocce istoriate: le Sorline, Bessimo monte e Capo di Lago monte.

Sorline è situata più in basso rispetto al lago, e costituisce una sorta di dorsale che termina con rocce a picco sul corso del vicino fiume Dezzo. Su un pianoro circolare, naturalmente racchiuso da una bastionata rocciosa che lo rende invisibile dalla vallata, si sono individuate due superfici incise. Sulla prima grande roccia si leggono figure a cerchi concentrici raggiati con un foro centrale, alcune figure di asce e pugnali riferibili a 3000 a.C. Poco lontano da questa, una seconda roccia porta invece simboli che permettono di individuare chiaramente una capanna. Altri ritrovamenti singolari ed interessanti testimoniano la presenza di nostri antenati quali scaglie di selce, punte di freccia o lame di ascia in pietra. Muri megalitici, terrazzamenti, rocce incise, reperti litici, tracce di sentieri preistorici, romani e medioevali sono la testimonianza che tutta l’area era interessata, nel passato, da insediamenti e coltivazioni più o meno stabili rivestendo un ruolo molto importante nel contesto del popolamento della valle, e che  per questo motivo è a pieno diritto da inserire  nel più vasto e famoso contesto archeologico della Vallecamonica. Se gli aspetti storici sono rilevanti non da meno lo sono quelli ambientali e naturalistici, retti da equilibri molto delicati che rendono questa nicchia ecologica di elevato valore ambientale. Lo studio dei Caratteri Idrobiologici, cioè quelli che definiscono la vita e la diffusione degli esseri viventi nelle acque del Lago Moro non da risultati dei più felici. La sentenza più pericolosa, per la vita nelle sue acque, è che il Lago Moro è un lago MEROMITTICO. Questo termine sta ad identificare uno specchio d’acqua in cui quest’ultima non ha rimescolamento. In ogni bacino lacustre, che possieda una certa profondità, durante il corso dell’anno si verificano variazioni della temperatura dell’acqua, che sono legate all’alternanza delle stagioni che favoriscono il mescolamento delle acque. Nel Lago Moro questo avviene solamente nei primi 20 metri di profondità, ed anche in inverno il rimescolamento con le acque più profonde, oltre i 20 metri, è impedito da vari fattori quali: la forma del bacino lacustre, l’andamento delle correnti d’aria e dei venti e la maggiore densità delle acque di fondo. Nel  Lago Moro è come se esistessero due laghi sovrapposti con caratteristiche diverse: nelle acque profonde l’assenza di ossigeno rende impossibile la vita classica dei laghi, in particolare non si trovano i batteri demolitori delle sostanze che arrivano nell’acqua che le trasformano in prodotti adatti a nutrire le forme di vita superiori, ma vi sono batteri che vivono in assenza di ossigeno che generano sostanze dannose come gas di ammoniaca o acidi che provocano la completa assenza di forme di vita. Nella nicchia del Lago la natura si offre a mostrarci aspetti e caratteristiche ambientali spesso contrastanti  fra loro. In primo luogo la geologia che ci mostra due ambienti di sedimentazione, quello continentale e quello marino, con rocce a reazione acida in concomitanza con quelle a reazione basica. Questo substrato, che si stratifica in verticale, ha influenzato la distribuzione delle varietà vegetazionali sia acidofile che calcefile che spesso troviamo in coabitazione. Altro fattore che contribuisce a rendere unico questo ambiente e l’influenza dell’azione mitigatrice sul clima operata dalla massa d’acqua del lago. Sulle rocce rossastre è possibile notare il Semprevivo o il Sedum, mentre nel sottobosco e lungo gli innumerevoli sentieri, crescono specie comuni come gli Ellebori unitamente a specie molto rare come le orchidee o la celeberrima Osmunda Regalis, una felce rarissima in tutta la Lombardia. Il microclima che viene a formarsi a causa della roccia, che di giorno incamera il calore solare e la notte lo restituisce, unitamente all’azione delle acque favorisce la presenza di flora con essenze anche tipiche della macchia mediterranea come la Quercia o l’Erica Arborea. Anche la riva dello specchio d’acqua riserva piacevoli sorprese, tra il verde cupo dei giunchi nei mesi estivi spiccano le macchie gialle dei cespi del Giglio di palude. Alcune località della zona hanno poi toponimi che richiamano l’attività che vi si teneva. Parte della legna da ardere derivata dalla ceduazione dei boschi veniva trasformata in carbone con l’antico e tradizionale procedimento del POIAT. Così si spiega il toponimo CARBUNE’ dell’omonima località situata nella parte alta della conca, verso l’abitato di Angolo. Le caratteristiche di cui si è parlato sin’ora ci identificano una nicchia ecologica molto ricca di elementi naturali, geologia, vegetazione, flora, un attento governo del territorio  posto in essere dalle popolazioni locali, elementi questi che connotano in modo oltremodo positivo l’ecosistema che ne deriva. Nella conca del Lago Moro si identifica un ecosistema molto complesso, formato a sua volta da due sottoecosistemi che fanno capo alla zona boscata ed alla zona umida. Questi ecosistemi ospitano presenze faunistiche discrete e ricchissime, che vanno da piccolissimi insetti ai grandi mammiferi come il capriolo o il cervo, presente piu’ raramente. La zona umida ci permetterà di osservare molte specie di anfibi, mentre tra gli ofidi, l’Aspide e Marasso, oltre agli innocui Biacco e Natrice Tassellata. La famiglia degli uccelli ha in questi boschi una nutrita rappresentanza. La fauna ittica, nel bacino del Lago Moro è abbastanza presente, con un numero di specie discretamente alto. L’elenco delle specie viene aggiornato a seconda delle catture e si è così potuto appurare che sono presenti il lavarello, la tinca, l’anguilla, la carpa ed il cavedano oltre alle due specie di persico: persico sole, persico reale. Da quanto descritto si evidenzia la grande valenza naturalistica dell’area del Lago Moro, un’area che necessariamente, vista la sua morfologia, raccolta intorno allo specchio d’acqua e circondata da pareti e rocce a picco; e visto il sapiente governo del territorio messo in atto in passato dalle popolazioni residenti, deve essere protetta e guardata a vista per i suoi delicati equilibri. E’ pur vero che la tutela della natura non deve prescindere dal suo utilizzo, non è possibile blindare o porre sotto vaso, chiudendo bene il coperchio, un ambiente naturale in quanto le finalità stesse del suo essere lo hanno posto a nostro uso e consumo. Tuttavia è su questo ultimo vocabolo che devono ricadere la sua giusta interpretazione e la nostra attenzione. La direzione cui tende il comportamento che noi stiamo tenendo verso la natura è per un suo pericoloso uso, e per questo motivo è di primaria importanza un’opera di tutela, tenendo presente, come detto, che la conservazione di questi beni culturali non esclude la loro utilizzazione ma al contrario deve integrarsi con essa , ma che la fruizione non deve tradursi in distruzione del bene che utilizza.


Via E. Stassano, 7
25047 Darfo Boario Terme (BS)
CF 90002870179
mail: amicilagomoro@gmail.com
mail: robertogheza@hotmail.com
cell: +39 3472457088